Disordini Alimentari
I disturbi alimentari hanno contribuito in maniera rilevante alla definizione e alla
diffusione del paradigma sistemico-relazionale e della terapia familiare.
L’efficacia di questo modello nella cura di questi disturbi è del resto dimostrato da alcune recenti ricerche e il National Institute for Health and Clinical Excellence britannico
raccomanda l’utilizzo della terapia familiare per il trattamento dei disturbi alimentari
(NICE, 2004).
Una delle idee cardine dell’approccio sistemico-relazionale è quello di
“soggetto contestuale” (Bateson, 1972), secondo cui un individuo non esiste e non è
osservabile se non all’interno dei contesti relazionali di cui è parte, primo fra tutti, ma
non unico, la famiglia. Vissuti, emozioni e comportamenti del singolo hanno un
significato soltanto se letti alla luce dei sistemi di relazione a cui egli appartiene.
Per il clinico sistemico, il disturbo alimentare non riguarda il singolo individuo, ma è
l’espressione di un problema fra le persone. Il comportamento sintomatico del
soggetto non è considerato il risultato di pattern relazionali problematici, ma un
tentativo di risolverli, una mossa che, talvolta consente agli altri membri del nucleo di
ridimensionare o di superare altri problemi. Questo emerge chiaramente durante la
psicoterapia, quando il terapeuta ricostruisce con il paziente e i familiari gli effetti e i
cambiamenti che il sintomo ha portato nei singoli, nelle strutture relazionali attuali e
nelle emozioni fra i componenti della famiglia. Il sintomo è dunque una chiave per
comprendere il funzionamento familiare, i conflitti e le alleanze fra i soggetti, i vincoli
e le risorse del sistema relazionale, della storia dei legami familiari e delle emozioni
in corso.
Anoressia, Binge-eating (Disturbo da alimentazione incontrollata), Vomiting
(Sindroe da vomito) sono disturbi alimentari diversi che condividono alcune
caratteristiche: un’eccessiva attenzione alle tecniche di controllo del peso e del
comportamento alimentare, un’esagerata importanza attribuita al cibo, al peso
e alla forma del proprio corpo, la percezione del cibo come nemico da
combattere o da controllare.